ATTORNO ALLA BESSA

La febbre dell’oro

Furono Strabone e Plinio il Vecchio i primi a citare nei loro libri di storia la Bessa: parlavano delle "aurifodinae", cioè delle miniere d'oro che i Romani coltivavano tempo addietro nell'Agro Vercellese, presso un popolo chiamato "ictimulo". I reperti archeologici sembrano confermare che lo sfruttamento aurifero si svolse per circa un secolo tra la fine del II e il I secolo a.C. In questo immenso lavoro vennero impegnati contemporaneamente migliaia di uomini. L'esaurirsi del giacimento e I'apertura di nuove miniere che i Romani avevano scoperto nei paesi transalpini, determinò la fine del periodo aureo della Bessa. Ma di quei tempi restono i cumuli di sassi che sono la principale caratteristica del paesaggio di quella che oggi è una riserva naturale speciale tutelata dalla Regione Piemonte. Sono stati ammassati dai minatori durante gli scavi alla ricerca dell’oro. E lì sono rimasti. Ma non tutto l’oro si è esaurito: nel 2013 le rive del torrente Elvo hanno ospitato il campionato mondiale dei cercatori d’oro. Armati di setaccio e pazienza, gli appassionati trascorrono le giornate a cercare le pagliuzze d’oro nella sabbia accanto alla riva non solo nei giorni delle competizioni.

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