1993
TORINO-OROPA

Il segno della croce di Ghirotto e la via crucis di Indurain

29 maggio 1993
Undicesima tappa Asti- Oropa 130 km

Fu un’imprudenza del massaggiatore a costringere Miguel Indurain, il re navarro delle corse a tappe, all’ultima fatica del suo secondo Giro d’Italia vinto.
No, la rampa delle Cave del Favaro non c’entra, anche se proprio lì Piotr Ugrumov, il lettone calvo, lo mise così in difficoltà da far ricordare Oropa come la salita più dura della storia del campione spagnolo. «Sapevo che avrei potuto recuperare negli ultimi quattro chilometri meno ripidi, sono salito con il mio ritmo» disse Indurain in conferenza stampa, ostentando sicurezza.
Ma chi c’era quel giorno di tarda primavera del 1993 ricorda che tagliò il traguardo stravolto e con il fiatone, una scena inusuale per chi 24 ore prima aveva dominato la cronoscalata di Sestriére mettendo le mani sulla maglia rosa. E poi ci si mise il massaggiatore: se il traguardo era come al solito sul pavé che costeggia il prato delle oche, il camper dell’antidoping era all’altezza della basilica vecchia. Indurain salì in bici, scortato dal massaggiatore e da due ali di cronisti e fotografi. Ma quel’ultima salita non finiva mai, finché il navarro sibilò all’uomo delle borracce: “ma non era meglio in macchina?”. La tappa Torino-Biella, con la salita di Bielmonte come antipasto, era la penultima, prima della passerella di Milano, in un Giro che era vissuto sui tentativi di Claudio Chiappucci e del sorprendente Ugrumov di mettere in difficoltà il favorito. Ma Indurain rispondeva a ogni scatto sulle salite e poi staccava tutti gli altri a cronometro, come sua abitudine. Fu anche il primo Giro d’Italia che la Rai cedette a Mediaset: la diretta del sabato pomeriggio su Italia 1 richiamò milioni di telespettatori. Erano almeno centomila invece quelli in attesa sui tornanti di Oropa, dove la corsa rosa tornava dopo trent’anni esatti. La cornice di pubblico e la giornata di sole regalarono vedute da cartolina dal piccolo schermo. E poi dal punto di vista sportivo fu una tappa appassionante. Prima ancora di Ugrumov a mettere in crisi Indurain, la lotta per la vittoria di giornata era stata resa emozionante dal tentativo di quattro fuggitivi.






Fu Massimo Ghirotto, gregario di mille battaglie, a fare il capitano per un giorno scattando al primo passaggio da Biella, quando il traguardo era lontano due salite. Ne uscì una fuga a quattro che resse fino ai piedi della salita di Oropa.

Il primo a staccarsi fu il colombiano Abelardo Rondon. Poi cedette il francese Laurent Madouas.
Tra i sopravvissuti Massimo Ghirotto e Marco Giovannetti il favorito sembrava quest’ultimo, campione d’Italia in carica e sulla carta più bravo in salita.
Sulla carta, appunto: il padovano con pochi capelli (era una gran giornata evidentemente per i ciclisti calvi...) ne aveva di più, sia sul fronte delle energie sia su quello della motivazione, dopo un Giro d’Italia sull’orlo del ritiro per colpa di una tonsillite e con il rischio, in una tappa appenninica, di finire fuori tempo massimo scongiurato per 15 secondi appena.
Staccò Giovannetti, arrivò da solo e sulla linea del traguardo, con lo sguardo rivolto al cielo, dietro la cupola della basilica nuova e il monte Mucrone, si fece il segno della croce per ringraziare, un gesto che fece venire i lucciconi al rettore di allora del santuario, don Giovanni Saino.
Poco più di due minuti dopo si decise la maglia rosa e con lei il Giro d’Italia: Ugrumov arrivò da solo e poi fissò il cronometro.
Ma Miguel Indurain, anche se in crisi, anche se aveva l’aria di chi teneva il manubrio con i denti, ci rimise solo una trentina di secondi. Pochi per perdere il primato.

Fu una delle tante occasioni in cui il pubblico del ciclismo dimostrò che lungo le strade della bici non esistono nemici ma solo rivali da rispettare. Se sui tornanti il campione con più fans era Chiappucci, seguito da un Bugno lontano dai primi, i tifosi ebbero applausi per tutti, dal re Indurain al generale Ugrumov, che mancò il colpo di stato per un pelo.

Il video della tappa

Ordine di arrivo

1 Massimo Ghirotto
2 Marco Giovannetti a 21’’

3 Laurent Madouas a 47’’

4 Abelardo Rondon a 57’’

5 Piotr Ugrumov a 1’52’’

6 Stephen Roche a 1’56’’

7 Moreno Argentin a 2’01’’

8 Claudio Chiappucci a 2’22’’ 

9 Pavel Tonkov a 2’25’’

10 Miguel Indurain a 2’28’’

11 Wladimir Belli a 2’31’’

12 Massimiliano Lelli a 2’56’’

13 Zenon Jaskula a 3’15’’

14 Flavio Giupponi a 3’17’’

15 Enrico Zaina a 3’30’

Classifica generale

1 Miguel Indurain

2 Piotr Ugrumov a 58’’

3 Claudio Chiappucci a 5’27’’

4 Massimiliano Lelli a 6’09’’

5 Pavel Tonkov a 7’11’’

6 Moreno Argentin a 9’12’’

7 Vladimir Pulnikov a 11’30’’

8 Maurizio Fondriest a 12’53’’

9 Stephen Roche a 13’31’’

10 Zenon Jaskula a 13’41’’

11 Flavio Giupponi a 14’59’’

12 Giorgio Furlan a 16’57’’

13 Wladimir Belli a 18’45’’

14 Andy Hampsten a 19’25’’

15 Bruno Leali a 19’34’’

Classifica finale

1 Miguel Indurain

2 Piotr Ugrumov a 58’’

3 Claudio Chiappucci a 5’27’’

4 Massimiliano Lelli a 6’09’’

5 Pavel Tonkov a 7’11’’

6 Moreno Argentin a 9’12’’

7 Vladimir Pulnikov a 11’30’’

8 Maurizio Fondriest a 12’53’’

9 Stephen Roche a 13’31’’

10 Zenon Jaskula a 13’41’’

11 Flavio Giupponi a 14’59’’

12 Giorgio Furlan a 16’57’’

13 Wladimir Belli a 18’45’’

14 Andy Hampsten a 19’25’’

15 Bruno Leali a 19’34’’