1963
ASTI -OROPA

Taccone vince da camoscio con Balamion a ruota.

29 maggio 1963
Undicesima tappa Asti- Oropa 130 km

La prima volta del Giro d’Italia al Santuario di Oropa arriva in un mercoledì di maggio del 1963.

Altri tempi: la diretta televisiva non era garantita per ogni tappa e il modo più sicuro per godersi lo spettacolo era scendere in strada.

Biella, dicono le cronache dell’epoca, lo fece con un entusiasmo non consueto alle latitudini laniere. E assistette a una delle tante imprese di Vito Taccone, il “camoscio d’Abruzzo”, piccolo e vivace ciclista che non vedeva l’ora di vedere la strada diventare ripida.

 

Fu un’edizione “made in Italy” per quanto riguarda i campioni che si contendevano tappe e vittoria finale: nemmeno uno straniero nei primi dieci nella classifica generale finale e lo stesso avvenne nella tappa di Oropa, se si fa eccezione per Bruno Martinato, che era italiano di sangue e di famiglia ma portava cittadinanza lussemburghese perché nato lassù dove i suoi genitori erano emigrati. Non uno dei favoriti di giornata, Martinato faceva parte di una fuga a dieci che, nelle migliori tradizioni, aveva cercato di sorprendere i big a traguardo lontano.

Arrivarono in vantaggio anche ai piedi della salita finale e, mentre i gregari eroi per un giorno cedevano uno a uno, fu proprio Martinato l’ultimo a mollare.

Alle sue spalle era arrivato un treno di ciclisti dal nobile pedigree. Con Vito Taccone c’erano Franco Balmamion, che da buon piemontese respirava aria di casa, e Vittorio Adorni.

Era stato proprio Taccone a spingere sui pedali fin dai primi metri di ascesa, quando ancora si era a una decina di chilometri dalla vetta, per fare selezione in gruppo. Tra i primi a restarne scottati, anche se il meteo del giorno aveva portato un forte acquazzone su Biella, ci fu la maglia rosa Diego Ronchini: il forlivese, super tifoso della Juventus, non resse che un paio di scatti e fu costretto a una tappa nelle retrovie, in difesa dell’insegna del comando, ma con il destino di vedersi sfilare via buona parte del vantaggio.
Dietro la verve di Taccone, fu Vittorio Adorni il più veloce e vivace, a cercare di stargli aggrappato alla ruota.

 

 

 

E con lui Franco Balmamion, che prima del via aveva ricevuto il “battesimo” di Costante Girardengo, uno che E con lui Franco Balmamion, che prima del via aveva ricevuto il “battesimo” di Costante Girardengo, uno che la sapeva lunga, che lo aveva pronosticato vincitore finale.

La voglia di guadagnare secondi sulla maglia rosa spinse Adorni e Balmamion a lavorare sodo lungo i tornanti della valle Oropa. E questo portò a un burrascoso dopo corsa.
A metà della salita di Oropa i tre erano rimasti soli a dare la caccia a Martinato, a sua volta ultimo superstite del plotoncino in fuga.

A due chilometri dall’arrivo, mentre Martinato cedeva definitivamente, Taccone era il più fresco. Un ultimo scatto, uno sprint a mettere quelle due o tre biciclette di margine su Adorni, e la vittoria, la prima della storia di Oropa al Giro d’Italia, fu sua.

Il processo alla tappa fu una requisitoria di Adorni all’indirizzo del camoscio abruzzese, reo di essere stato a ruota un po’ troppo per conservare le energie per lo sprint finale.
Taccone non fu tenero con il rivale: «Adorni non cambia. Quando lo batto, inventa scuse e protesta. Ho avuto l‘impressione che oggi desiderasse che nessuno gli impedisse di trionfare. Ma che son matto?».

Schietto, Vito Taccone: una dote che gli valse immensa popolarità e un posto pressoché fisso al processo alla tappa, quello vero, inventato da Sergio Zavoli per la televisione italiana. Ma quel giorno a Oropa la giuria lo multò di diecimila lire, accusato di aver colpito, quando la tappa era ancora lontana dalla salita, il rivale Pellicciari, rifiutatosi di dargli il cambio mentre inseguivano i fuggitivi.

Taccone aveva vinto il giorno prima ad Asti. Vinse il giorno dopo la Biella-Leukerbad e il giorno dopo ancora a Saint Vincent. Balmamion invece non vinse nemmeno una tappa. Ma portò a casa il Giro per la seconda volta di fila.

Per l’unico biellese in gara, Danilo Ferrari, il tifo di casa non bastò a spingerlo a un piazzamento: chiuse la corsa rosa con due decimi posti di tappa e il 33° in classifica generale.

Ordine di arrivo

1 Vito Taccone

2 Vittorio Adorni a 3’’
3 Franco Balmamion  a 11’’
4 Bruno Martinato a 23’’
5 Renzo Fontona a 40’’
6 Guido De Rosso
7 Giorgio Zancanaro a 46’’
8 Giuseppe Fezzardi
9 Carlo Brugnami a 56’’
10 Guido Carlesi a 1’05’’

Classifica generale

1 Diego Ronchini

2 Franco Balmamion a 29’’

3 Giorgio Zancanaro a 33’’

4 Guido De Rosso a 46’’

5 Carlo Brugnami a 1’14’’

6 Imerio Massignan a 2’39’’

7 Franco Cribiori a 3’03’’

8 Guido Carlesi a 3’08’’

9 Vittorio Adorni a 3’53’’

10 Ernesto Bono a 6’11’’

Classifica finale del Giro

1 Franco Balmamion

2 Vittorio Adorni a 2’24’’

3 Giorgio Zancanaro a 3’15’’

4 Guido De Rosso a 6’34’’

5 Diego Ronchini a 10’11’’

6 Vito Taccone a 11’50’’

7 Imerio Massignan a 16’52’’

8 Guido Carlesi a 17’08’’

9 G. Battistini a 23’38’’

10 Carlo Brugnami a 25’36’’



Immagini archivi Valerio e Cremon, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella